Minacce
Riduzione della popolazione presente in natura ad un livello pericoloso per
la sopravvivenza della specie
L'A. naccarii è una specie endemica dell'Adriatico, quindi
con un areale di distribuzione limitato, la popolazione naturale è progressivamente
diminuita negli ultimi decenni, la causa del drastico calo è attribuita
ad un eccessivo prelievo di pesca (overfishing) sull'area di progetto.
La causa è stata eliminata in seguito all'introduzione del divieto
di pesca sia nelle acque interne sia in mare. Il calo della popolazione è evidente
dai dati disponibili, anche storici, grazie, ad esempio, ai registri del mercato
ittico di Trieste: nel 1914 risulta la vendita di circa 800 Kg di A. naccarii,
nel 1920 questo dato era calato a soli 250 Kg. Le catture registrate in mare
negli anni settanta indicano invece un pescato di circa 2000 Kg, sceso a circa
200 Kg nel periodo 1990-1991. E' inoltre estremamente significativo che
negli anni '80 circa l'80% degli esemplari venduti risultava pesare
meno di 3,5 Kg, dimensioni alla quale lo storione non ha ancora raggiunto l'età riproduttiva.
I dati più recenti, degli anni '90 derivano da sporadiche segnalazioni,
ad esempio per le acque interne del Veneto risultano meno di una decina e quasi
sempre di esemplari sessualmente immaturi.
Cattura accidentale e/o bracconaggio da parte di pescatori sportivi e professionisti.
La
pesca dell'A. naccarii è attualmente proibita dalla normativa
vigente in tutte e tre le regioni coinvolte nel progetto, la Regione Lombardia
ne vieta la cattura all'art. 5 del R.R. n. 9 del 22 maggio 2003 attuazione
L.R. n.12 del 2001:“..è vietata la cattura delle specie Acipenser
sturio e Acipenser naccarii ad ogni stadio di sviluppo.” La Regione Emilia-Romagna
ne vieta la cattura all'art. 9 del R.R. n. 29 del 16 agosto 1993 attuazione
della L.R. n.11 del 1993 “..in tutte le acque interne nel periodo 1/1 – 31/12“.
La regione Veneto ne vieta la pesca con l'art 14 della L.R. n. 19 del
28 aprile 1998 “..la pesca è vietata nei seguenti periodi rispettivamente
per: ..h) Storione arcipenser naccarii dal 1° gennaio al 31 dicembre.” La
pesca in mare è invece vietata dal D.M. della Marina Mercantile 3 maggio
1989 "Disciplina della cattura dei cetacei, delle testuggini e degli storioni" all'art.
1 “È vietato pescare, detenere, trasportare o commercializzare
esemplari delle seguenti specie o loro parti,…3) storioni (Acipenseridae)”.
La protezione normativa non può però impedire di per sé che
si verifichino episodi di catture accidentali, non seguite da rilascio dell'esemplare,
come parimenti la sorveglianza affidata alle guardie non può vigilare
su ogni singolo pescatore. Inoltre, data la rarità della specie, spesso
i pescatori non ne conoscono lo status di protezione, per cui le catture accidentali
non sono ne adeguatamente segnalate ne seguite dal rilascio dell'esemplare
per pura disinformazione. Allo stato attuale della popolazione dell'A.
naccarii il prelievo anche di pochi esemplari costituisce un pericolo. Inoltre,
nel corso dei ripopolamenti, i pescatori sportivi e professionali se non venissero
adeguatamente informati, catturando pur accidentalmente esemplari di A. naccarii,
sarebbero indotti a credere ad un “naturale” ritorno della specie
e quindi a non preoccuparsi né di segnalare né di liberare gli
esemplari catturati. È possibile intervenire su questa minaccia informando
gli stakeholder, pescatori sportivi e professionisti di acque interne e marine,
in modo da ottenerne la collaborazione, costruendo così una rete di
rilevamento delle catture. In parallelo è necessaria la costruzione
di una nuova cultura, che faccia conoscere e rispettare questa specie, intervenendo
nella fasce giovanili, quindi principalmente nelle scuole.
Riduzione dello stock di A. naccarii mantenuto in cattività.
La problematica dell'A. naccarii è emersa prima in quanto potenziale
specie utilizzabile in acquicoltura e successivamente in quanto specie in via
di estinzione. Comunque sia la tecnica di riproduzione artificiale incruenta è stata
eseguita per la prima volta alla fine degli anni '80, su esemplari selvatici
catturati giovani, 1-2 anni di età, a partire dal 1977. Grazie a queste
sperimentazioni è perciò stato conservato in cattività uno
stock di riproduttori di circa 500 esemplari, costituito dai primi selvatici
catturati e dalla loro prole. Gli esemplari più vecchi vanno incontro,
evidentemente, a mortalità naturale ed a una diminuzione di fertilità,
pertanto è necessario mantenere in buono stato le nuove generazioni
che costituiranno i nuovi stock di riproduttori. Al tempo stesso è fondamentale
cercare di salvaguardare al massimo la diversità genetica, in modo tale
che il nuovo stock di riproduttori sia rappresentativo al massimo del pool
genico attualmente disponibile, definendo quindi delle priorità di conservazione
dei vari stock. Ad oggi gli stock presenti in cattività sono rappresentati
da animali di oltre 20 anni di età o dai loro diretti discendenti. Infatti
dopo un iniziale interesse da parte dell'ENEL per l'acquicoltura
alcuni di questi animali della prima generazione riproduttiva (F1) sono stati
venduti alle varie Province, che se ne sono assunte l'onere di mantenimento
a soli fini conservazionistici spesso senza avere precisi piani o programmi
di ripopolamento coordinati oltre l'ambito provinciale. Similmente la
regione Lombardia, tramite l'ERSAF ha costituito un centro di riferimento
operativo presso l'impianto dell'Azienda VIP di Orzinuovi, nel
quale è tuttora mantenuto l'unico stock di origine selvatica ed
uno stock di F1, rappresentato da circa una dozzina di ceppi di genitori diversi.
Mancanza di una gestione unitaria sull'areale nazionale di distribuzione
dell'A. naccarii.
Considerate le sue abitudini migratorie, l'A. naccarii necessita di un
Action Plan condiviso dai vari enti di gestione territoriale nel suo intero
areale di distribuzione. Nel corso degli ultimi anni sono sorte singole e sporadiche
iniziative conservazionistiche nei confronti di questa specie, sfociate anche
in azioni di ripopolamento locali. Queste iniziative però non sono mai
state coordinate tra loro, e neppure pianificate su larga scala territoriale
con relativa verifica dei risultati a breve e lungo termine. Ad esempio l'eventuale
segnalazione di un esemplare in un territorio provinciale, sebbene dato prezioso,
non poteva in alcun modo essere attribuita ad un ripopolamento eseguita da
un'altra provincia o alla presenza di animali selvatici. Considerata
l'ampia capacità migratoria dell'A. naccarii, la pianificazione
su un ampia scala territoriale è fondamentale sia per ottimizzare i
risultati degli interventi sia per poterne monitorare i risultati, a breve
ed a lungo termine. Una rete di monitoraggio efficiente deve necessariamente
estendersi dalle acque interne fino al mare, dove l'A. naccarii svolge
parte del suo ciclo vitale.